Biografia professionale

Guido Sartori

Lo studio critico ha lo scopo di aprire la mente a nuove possibilità sorretto dal bisogno interiore di chiarezza e verità. La medicina offre questa meravigliosa possibilità!

Ogni individuo è il centro di un multiverso che si svela nella relazione interpersonale. Quale relazione è più coinvolgente di quella con un vero medico? Scienziato con cuore!

Ippocrate rese la medicina techne, un’arte, ma non dimentica dell’essenza inconoscibile della vita. Tale arte era degna dello studio perseverante da parte del medico. La sacralità insondabile della vita era, e rimane ancora oggi per il medico, la fonte della sua arte.

Come ogni scienza sperimentale l’Āyurveda è comprensibile solo se vissuta in prima persona. Nel vivere quotidiano apprendo e confermo i principi della natura bio-spirituale dell’esistenza umana.

I tirocini in reparto ospedaliero servono agli studenti di medicina per sperimentare direttamente cosa significa praticare la medicina.
Fu interessante vivere quella situazione nella quale mi resi conto che: mi manca qualcosa!
Non mancavano gli strumenti tecnici o gli scambi con i colleghi anziani, ma era la relazione con la persona del paziente a essere insoddisfacente. Il paziente era spersonalizzato e visto solo nella realtà clinico-laboratoristica, scollegato dal suo vissuto pregnante.

Scoprii, per mia fortuna che esiste l’Āyurveda la cui attività clinica è centrata sulla persona! Considero un onore essere entrato nel flusso millenario della Medicina Tradizionale Indiana che è chiamata più semplicemente Āyurveda ed è definita dalle prime parole del Caraka Samhita, testo base di studio per tutti gli ayurvedici: athato dirgam jivitam – da ora in poi, ci occuperemo di ciò che concerne l’individuo.

Ecco! Ciò che andavo cercando! Una scienza che rivolge il suo interesse all’individuo.

Il fulcro della medicina è la persona nella sua completezza, prima quella del medico e poi del paziente.
Infatti, il fondamento su cui si basa la cura e la guarigione per l’Ayurveda è il rapporto empatico che s’instaura fra il medico, in equilibrio con se stesso, e il paziente che si mette in gioco per affrontare le sue problematiche.

Rileggendo poi la storia della medicina allopatica in questa nuova luce, ho tristemente scoperto che la pratica ospedaliera aveva tradito Ippocrate! Dopo alcuni decenni, purtroppo, la situazione è enormemente peggiorata e rovinosamente deteriorata negli anni del SARS Cov2.

Il mio Percorso Ayurvedico

Il primo problema fu trovare il modo di svolgere una tesi di laurea in medicina sul tema Āyurveda.
Fui fortunato e incontrai subito l’entusiasmo del prof. G. A. Bernabeo, titolare della cattedra di Storia della Medicina e – Āyurveda: medicina integrata o medicina alternativa? – fu la prima tesi sperimentale (unica!) sulla Medicina Āyurveda in Italia. Un caso di fibromioma uterino curato e guarito con gli strumenti propri dell’Āyurveda.

Il secondo problema è che vivo e lavoro in Italia e non nel luogo dove si è conservata la tradizione dell’Āyurveda. Il destino volle che il grande Vaidya Bhagwan Dash, medico di fama internazionale, tenesse corsi a Firenze. Il compianto Maestro-Guru s’impegnò a insegnarmi i fondamenti della Scienza della Vita – Ayurveda. Mi mostrò come comprendere e acquisire i princìpi ayurvedici, validi in ogni luogo e tempo e quindi utilizzabili anche nel lavoro clinico in Italia.

L’Āyurveda è eterno, mai nato e mai terminerà – afferma il testo del Caraka Samhita.
Questo principio sostiene il mio intento intellettuale e clinico: rendere attuale l’insegnamento su salute e malattia di una scienza medica che ti rispetta come individuo, coglie la tua natura, chiarisce le tue relazioni e ti premette di realizzare gli scopi della tua vita.

L’Āyurveda è vivo, è vitale. Il compito di chi lo pratica è di rendere attuale la sua ricchissima tradizione basata sull’uomo: il suo spirito, la sua psiche, le sue energie e il suo corpo. Nulla è dimenticato.

L’uomo occidentale moderno così smembrato e sezionato dalla stessa civiltà che si è creato, selettivamente studiato nei suoi componenti, è quello che ha più bisogno di un medico capace di coordinare e integrare le analitiche conoscenze moderne alla luce di una sapienza tradizionale integrata nella natura e basata sulla semeiotica e sulla fisiologia.

L’Āyurveda è annoverata dall’O.M.S. Organizzazione Mondiale della Sanità, come Medicina Tradizionale e riconosciuta come ‘Atto Medico’ dalla FNOMCeO (Linee guida della FNOMCeO sulle medicine e pratiche non convenzionali, Terni 18 maggio 2002). Gli attuali reggitori della federazione vorrebbero annullare tale delibera che comunque ignorano. Il suo potenziale in termini di prevenzione e cura della salute è una ricchezza a disposizione di tutti quelli che sono animati da una sensibilità ecologica. La sua capacità di prendersi cura della sofferenza coniugata con le tecnologie moderne offre uno strumento portentoso a disposizione dei medici e dei sistemi sanitari in tutto il mondo.

In questo sito presento precisi codici fondati sui principi ayurvedici, ma si tratterà l’argomento in modo innovativo che paradossalmente, è quello di tornare a porre al centro della cura la ricerca introspettiva del terapeuta in quanto persona. Per il semplice fatto che la relazione aperta col terapeuta è già metà della cura.
Si studia in modo nozionistico, ma poi si deve esercitare la propria professione in coerenza con la visione del mondo che si manifesta nel profondo della propria coscienza.
Oggigiorno molti invocano la necessità di un cambiamento di paradigma della medicina, ma in realtà è solo necessario un ritorno a una visione dell’essere umano focalizzata sul singolo. Sulle sue radici biologiche, filosofiche e spirituali.

Ciascun individuo è l’esempio paradigmatico della creatività e varianza della Vita consapevole, il che significa che in biologia e medicina ciascuno detta la propria ‘legge’.
I parametri della Vita sono individuali e ogni essere dotato di coscienza è l’oggetto e al medesimo tempo il soggetto della Vita.

La sensibilità di ogni uomo si genera nei sensi del corpo e la mentalità del soggetto manifesta il suo significato nella relazione sensibile con sé  stesso, gli altri e il mondo.
La conoscenza ayurvedica sta accanto al fenomeno che si manifesta nella singolarità della persona sofferente, il terapeuta ne medita le relazioni e valuta cosa è necessario fare.

Per il terapeuta è necessaria l’esperienza per comprendere la profondità del pensiero ayurvedico ed è il mezzo utile per ricreare l’arte dell’ascolto. Ascolto che corrisponde all’osservazione umile dell’attualità e verità della persona in consultazione.
Tutti abbiamo necessità di una cura centrata sulla nostra persona e sui suoi bisogni.

Il paradigma ayurvedico è quello della medicina di terreno.
È un multiverso da indagare in ogni direzione. Se si pensa che solo la tecnologia risolverà le nostre problematiche si omette di riconoscere che ogni individuo è una creazione unica, è l’emanazione di un’intelligenza preesistente e onnipresente.
Solo un moderno orientamento al terreno costituzionale, la prakriti, è in grado di soddisfare compiutamente le esigenze di rispetto e ascolto della persona nella sua singolarità.