Ayurveda? Una scelta obbligata!

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Perché mai uno studente di medicina dovrebbe interessarsi alla Medicina Āyurveda?
Nella medicina e nel suo curriculum di studi ci sono temi e argomenti in tale quantità che non rimane spazio per altro; come mai, a me, diversamente da tutti gli altri è venuto in mente di interessarmi di Āyurveda?

Quel qualcosa d’altro che manca nella medicina lo si ritrova nell’arte della cura e, allora, il rispetto della natura e di se stessi conduce verso un ritorno alle origini ippocratiche dell’arte; alle fonti vediche della sapienza e alle esperienze interiori della meditazione.

La ragione più profonda del mio interesse all’Āyurveda si è precisata nel tempo e la ragione è proprio il tempo. Vivendo e lavorando in India ho verificato che non ci sono differenze riguardo al comportamento e ai bisogni di donne e uomini. L’unica reale differenza è la concezione del tempo. Per gli indiani è “circolare”, tutto ritorna.

In Occidente comprendiamo il tempo come una freccia che procede linearmente: dal passato al presente verso il futuro. Tre modalità del tempo distinte e diverse l’una dalle altre. Il tempo è qualcosa di precisamente misurabile.

L’accadere non è mai nel tempo oggettivo e spazializzato dell’orologio, ma nel ciclo della Natura. Ciò che sta accadendo ora è una durata di tempo; di un tempo soggettivo che si misura con l’intensità del coinvolgimento fisico, mentale ed emotivo del singolo.

Il tempo circolare ingloba il tempo dell’inconscio, che in Āyurveda è la traccia delle esperienze di altre esistenze fisiche che permangono in noi, adesso. Il tempo circolare vive di poesia, di assonanze ed evocazioni che coinvolgono tutto il nostro Essere.

L’Essere è il centro, consapevole o meno, del nostro sentire e delle emozioni che ci vivono. Essere, in cui il tempo non ha una cronologia lineare ma ricorsiva; ogni nostra esperienza si fonda su tracce e lascia altre tracce, se si comprende il loro significato, preservano la salute, se trascurate e incomprese collaborano al processo della malattia.