Alcune considerazioni ayurvediche alla sentenza della suprema corte

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

(Mt. 5; 4, 8)

 

Propongo qui una valutazione ayurvedica della recente decisione della suprema corte.

Considereremo la situazione analizzando il gioco delle energie qualitative o guṇa dei tre doṣavāta pitta kapha che governano tutte le vicende umane confrontandosi e influenzandosi a vicenda e manifestando nel comportamento del singolo la sommatoria degli influssi cui sono sottoposti.

L’energia del prāṇa vāyu di solito entra dal vertice del capo e fornisce energia positiva e lucidità, evidentemente il copricapo nero-dorato ha funzionato da isolante e impedito il rifornimento energetico necessario. Il samāna vāyu deve sostenere la digestione e distribuzione del nutrimento, in particolare al cervello che ne necessita continuamente, sfortunatamente i concetti, ben documentati, dei molti menù dei ricorrenti si sono rivelati ostici da intendere e quindi nutrire il responso. Il vyāna vāyu entra in gioco per distribuire, in tutti i canali del corpo, un flusso equilibrato e ponderato di nutrimento e veicolare le risposte dalla periferia al centro, in questo caso ha prevalso il movimento centrifugo sopprimendo l’ascolto delle richieste dei cittadini; il movimento centrifugo risente della variabilità e instabilità del vāyu.

Il pāchaka pittaè deputato alla digestione dei concetti si è rifiutato di svolgere il suo compito e le domande rimangono intonse e transitano nei fili dei neuroni senza lasciare traccia, senza suscitare una risposta enzimatica di elaborazione, come se nulla fosse. Riguardo al sādhaka pitta che sostiene intelligenza e sagacia, vedremo come si esprimerà nelle motivazioni perché, per il momento, è stato impacchettato dagli strati di carta crespa dei ripetuti DPCM e dai fiocchetti delle varie viro-stars. Certo è che l’alochaka pitta, che vede e osserva, grazie alla sua miopia, non si è spinto fuori dalle segrete stanze per guardare ciò che accade nel mondo reale, nelle case, negli ospedali, nelle vite delle persone, si è limitato a guardare la tv. Ha, forse, soltanto notato capelli e trucco meno curati delle giornaliste, perché non potevano stare a contatto dal parrucchiere e truccatore durante il lockdown. A tal proposito, perché non si è usato l’italiano: reclusione domestica forzata o più brevemente, serrata? Il brājaka pitta brilla, purtroppo, solo negli intarsi dorati della divisa dei giudici.

L’avalambaka kapha che sostiene polmoni e cuore ha irrigidito la spugna polmonare anziché inumidirla e coagulato il sangue nei vasi invece di favorirne il flusso, l’esito letale per la giustizia è quasi inevitabile, ma è un moto spontaneo, non c’è correlazione con alcuna ragione, per le toghe è così che funziona. Che dire del tarpaka kapha che gestisce il liquido cefalorachidiano, la cui pressione deve essere talmente aumentata, in dipendenza dello sforzo cognitivo, da impedire qualsiasi apporto di ossigeno ai neuroni già fiaccati dall’età. Sicuramente il bodhaka kapha della lingua ha gustato il sapore dolciastro del sangue fresco e immaginato l’effetto del succo di limone della sentenza, sulle ferite lasciate nel corpo sociale recalcitrante, dal morso giudicante.

Da tali energie messe in campo l’udāna vāyu, della gola, in connessione con l’apāna vāyu, dell’utero-retto, hanno portato al procto-parto/vamana (vomito). di un: non è irragionevole … né sproporzionato… . Qualsiasi cosa possa significare – non è irragionevole … né sproporzionato – sicuramente non significa quello che dicono eminenti informatori giornalistici, che affermano che è riconosciuta la legittimità della somministrazione obbligata dei vaccini. Ma va bene così! L’inconscio non riconosce le negazioni, quindi l’inconscio di tutti intende che: È irragionevole e sproporzionato, costringere gli operatori sanitari, le forze dell’ordine e gli ultracinquantenni a essere inoculati con un elisir sperimentale, segregati e multati.

I giudici, nel loro crogiolo giuridico, sono disposti a ferro di cavallo come i palchi di un teatro, ma il sipario rimane abbassato e il golfo mistico è vuoto dell’orchestra. Nella luce soffusa, lo spettacolo delle eccezioni e delle dimostrazioni dei cittadini italiani non va in scena e la recensione che ne fa la coorte (non è un refuso di stampa!) si stringe e aderisce a quanto emanato dal governo. Non c’è nulla da applaudire e di cui gioire, ma mantelli e gorgiere sono soddisfatti della propria corale comparsa sul proscenio della storia.

Tutti i viventi e gli umani e sono determinati da qualcosa di superiore a compiere ciò che compiono. Sono determinati così. Devono realizzare il loro dharma, il loro compito definito da sempre dalla trama del destino. Fili sottili ma resistenti muovono corpo, mente e spirito. Io so della loro presenza e sento questi fili, ma vado in cerca dello sfilacciarsi in me di Dante, Shakespeare, Gesù, Buddha, Ippocrate, Caraka, Bruno, Spinoza, Heidegger, Iśvarakriśna, Śaṅkara, Pirandello, Socrate, Mozart, Pärt, Battisti, ecc. e, come dice Lucrezio, sono fili i loro fili, che deviando dalla verticale normalità della caduta dal cielo alla terra, si sono intrecciati al filo della mia vita rendendolo sghembo e non credulone. Si sono avviluppati formando una robusta corda che ha tracciato e traccia il mio intimo sentire, il succedersi dei pensieri e l’agire come medico in scienza e coscienza.

I togati evidentemente seguono altri tipi di tracciabilità. Grazie comunque! Ma che magnificenza!