Yoga, Ai-Ki-Do, Meditazione – Il tripode della vita

HATHA e RAJA YOGA

Tanti piccoli cerchi, vortici di energia, richiamano la nostra curiosità

Sono un maestro di hatha yoga, aikido e meditazione.

Mi è capitato, a un certo momento della mia vita, di iniziare la pratica di Hatha Yoga. La fortuna volle che incontrassi una vera tradizione di yoga, quella di Gérard Blitz e di Krishnamacharya (Chynnai) e un vero maestro qui in Italia. Mi presentò la pratica in modo semplice, senza forzature o inutili barocchismi esotici.

Di cosa tratta? Della pratica del sentire. Sconosciuta in Occidente! Semplice e raffinata.

Basta seguire l’indicazione di immergersi nel mare di sensazioni che ogni cellula del corpo manda a sfidare la nostra capacità di percepire. Non si tratta di abilità ginnica, ma di prestare attenzione. Si è abituati a lottare per tutto e si scopre che la capacità di sentire, anche la più allenata, non vincerà mai nella competizione con se stessi!

Ci si deve arrendere al flusso delle percezioni.

Con la parola yoga s’intende l’esercizio pratico in cui ogni fibra muscolare, ogni articolazione, ogni flusso di liquidi, ogni movimento di aria diventa una fonte inesauribile di conoscenza di se stessi dall’interno e di se stessi in relazione con la realtà esterna.

Gli yogi avevano scoperto la struttura frattale dell’organizzazione del nostro corpo/mente, trovarono un metodo, lo yoga (nome generico di un corpus vasto di conoscenze), che mi ha permesso e permette a tutti, oggi, di indagarla.

La conoscenza delle pulsazioni energetiche brihmana e langhana degli asana dello yoga, sono un dono e un toccasana per tutto l’essere fisico-psichico di ogni uomo. Lo yoga di Krishnamacharya è l’unico, in India, che si basa sui principi ayurvedici di nutrimento e digiuno (significato delle parole sanscrite) che sono i criteri ayurvedici dei trattamenti.

Si riconosce che c’è una via veramente rivoluzionaria, al di là della consuetudine dello sport o dello svacco. Si scopre che i limiti fisici del corpo, se vissuti con intelligenza, anziché chiudere, aprono a nuovi inesplorati orizzonti. Si sperimenta che il turbinio della psiche può avere, come dice Patanjali, delle pause di yoga.

Grazie alla pratica si comincia a “essere un corpo consapevole” nel mondo!

Questo è quello che insegno e trasmetto.

La rivoluzione si radica nel corpo grazie alla stimolazione della sua fisiologia sottile. Stare radicati nei ‘corpi’ nei quali ci ritroviamo a vivere è un’arte che deve diventare patrimonio di tutti.

Si è fortunati a incontrare una pratica precisa e sapiente e si è umilmente orgogliosi di insegnare quest’arte di essere ad altri.

YUISHINKAI AI-KI-DO

Diploma di 2° dan rilasciato da Maruyama Sensei

Il corpo è situato nello spazio e l’unificazione-ai con l’energia-ki che abita questo spazio è una via-do di conoscenza di sé.  L’Ai-ki-do è un’esperienza di rettitudine intenzionale e di potenza senza sforzo del corpo. Questa è la seconda via (parallela) che pratico dai primi anni ’80.

Mente e cuore, intenzione e passione, visualizzazione e azione, calcolo ed emozione sono gli antipodi fra i quali ci dibattiamo da sempre. Nella cultura Occidentale, la loro unificazione sembra impossibile, se non nelle geniali espressioni delle varie abilità artistiche. Nella realtà dell’Ai-ki-do si verifica la congiunzione di questi opposti, se si cambia la prospettiva.

Yuishinkai ai-ki-do è un’Arte Marziale: significa che la marzialità non indulge al sentimento e alla passione che sono fonte di sofferenza. Ai-ki-do è un’arte che manifesta l’Oltre dell’essere umano. Il vissuto dell’unificazione con l’energia universale.

Quando, dopo molto allenamento, capita di non percepire la volontà, il movimento e il respiro, ma si verifica soggettivamente e diventa evidente per chi osserva, l’efficacia dell’azione, allora si comprende in un brivido che l’unitarietà dell’Essere, il KI esiste!

Non c’è nulla da aggiungere o togliere e si è i primi a chiedersi: cos’è successo?

Ai-ki-do è ‘amore’, fare del bene a qualcuno senza che sia richiesto e senza che si sappia che lo si è fatto, questo è l’ultimo e regale principio dell’Ai-ki-do. 

Sembra strano che proiettare un corpo a distanza, evitare un fendente e sbilanciare l’opponente o bloccare una persona a terra siano manifestazioni di ‘amore’, ma questi sono solo i risultati che si manifestano quando si è rispettato il ki della situazione. In quel momento si è fatto il bene dell’energia universale, si è accresciuto l’ordine dell’universo intero e si è incrementata la coerenza del mio corpo-mente.

L’Ai-ki-do permette di riconoscere, nella situazione caotica di un attacco, un ordine superiore, ci si comporta di conseguenza e si bilancia l’entropia dell’universo. Senza forzature.

La Vita, le vite di ciascuno, sono ordine (neurologico, ormonale, elettromagnetico) e amore.

LA MEDITAZIONE

Il Maestro di Meditazione fornisce il metodo adatto. A cosa? All’indagine di se stessi.

Siamo costituiti da innumerevoli colonne che definiscono uno spazio, sostengono un’identità, o meglio configurano una identificazione che pare avere una struttura portante. Come mastro Geppetto nell’interno della balena, navighiamo a nostra insaputa, protetti, inconsapevoli. Nell’antro oscuro della nostra presenza c’è anche la nostra vera natura, la natura di Buddha! Non è solo roccia scavata! Mi inchino!! Ringrazio!!!

In occidente abbiamo sviluppato recentemente la psico-analisi, una modalità di indagine che indaga le relazioni, ma non individua un centro.

Nella meditazione si trascendono l’analisi e la sintesi. Si lascia ‘cadere’ la mente che non smette mai di eruttare pensieri, sensazioni e immagini che come colone sostengono un’apparenza. 

Per realizzare questo, il mezzo valido e insostituibile, è la stabilità del corpo immobile, che permette la fissità della attenzione e l’abbandono della coscienza ordinaria . Questa è la carta vincente dell’Oriente. Il corpo non va trascurato. È il lasciapassare che porta oltre le colonne, fuori dalla balena, ma sapendo della fragilità delle colonne e conoscendo l’interno della balena.

Il valore conoscitivo attribuito al corpo fermo e stabile permette di vedere lo scorrere di ciò che la mente produce di continuo, rende possibile l’abbandono e il lasciarci andare e ritirarsi stabilmente in ciò che vede. Ciò che osserva è ancora direzione, spazio e sostanza. Rimanendo … superata la paura … l’origine scaturisce dal vuoto!

Estinte le fiamme dell’ovvio con il proprio ardore, è possibile ritirarsi in questo vuoto a monte di tutto, fuori dal tempo-spazio-sostanza.

In questa esperienza ogni cosa manifesta la mancanza intrinseca di fondamento. La genesi storica di ogni cosa è collegata a mille altri fattori contingenti e transeunti. 

Il velo dell’ovvietà e dell’egotismo è squarciato per sempre.

Si scopre che in ogni fatto è insito un miracolo che ci ha individuato e nel quale si è umilmente protagonisti.

IO SONO, ANZICHÉ NO